Non si erano ancora spente
le luci della splendida Sala Rosa del Castello Gallego in occasione della
presentazione del libro “Contro l’Antimafia” di Giacomo di Girolamo e neppure era cessata l’eco
delle polemiche strumentali ed ignoranti di qualcuno, che la cronaca ci ha
servito un nuovo caso di “finta antimafia”; di arrampicata libera sulla parete
della notorietà e della carriera.
Stando infatti a quanto
hanno riportato gli organi di stampa, la scritta minatoria apparsa sui muri del
mattatoio di Troina contro tale Santo (identificato in Santo Pappalardo,
presidente del consorzio che gestisce il mattatoio), sarebbe un falso.
Parrebbe addirittura che
sia stato lo stesso Santo Pappalardo ad auto minacciarsi…
Un fatto di cronaca che
stimola due diverse riflessioni.
La prima: che davvero era molto disattento rispetto alla realtà (o peggio in malafede) chi ha contestato o anche soltanto storto il naso, davanti all’invito dell’Amministrazione Comunale al giornalista Giacomo Di Girolamo, per la presentazione del suo così discusso e controverso libro. Poiché è evidente che il tema trattato è talmente attuale e talmente collegato al contesto territoriale in cui viviamo, che uno dei casi del tipo che l’autore denuncia si è verificato nelle stesse ore in cui il libro stesso veniva presentato.
La seconda: che le persone
si giudicano sempre dai comportamenti e non dalle etichette. E che se non
sappiamo cosa abbia fatto Santo, sappiamo invece – per esempio – cosa ha fatto
concretamente Antoci nella lotta al malaffare, alla corruzione, alla malavita
organizzata, adoperando strumenti e cautele che ne hanno stroncato una fonte
rilevantissima di ricchezza.
Questo per dire che l’onda
emozionale e retorica alle volte può indurre a indulgere sul vaglio critico
delle situazioni. E che i fatti dovrebbero sempre prevalere sulle parole.
Anche su quelle scritte
con la vernice sui muri di un mattatoio.
Circolo PD Sant’Agata
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