Il giornalista Giacomo di Girolamo sarà presto a
Sant'Agata per presentare il suo libro "Matteo Messina Denaro -
L'invisibile", in un’edizione tutta nuova, aggiornata, riscritta, con
diverso materiale inedito.
Il saggista marsalese così presenta il suo nuovo
lavoro:
“Il libro, pubblicato dal
Saggiatore, sarà disponibile in tutte le librerie italiane e on line a partire
dal prossimo 23 Maggio e la data non è casuale. Sono 25 anni dalla strage di
Capaci, entriamo nel cono delle celebrazioni, per ricordare prima Giovanni
Falcone, Francesca Morvillo, i loro agenti di scorta, e poi, a Luglio, per la
strage di Via D’Amelio, stessa cosa faremo con Paolo Borsellino e via via tutti
gli altri.
Per sfuggire alla retorica delle
celebrazioni, delle parate, delle suggestive cornici dentro le quali infilare
commemorazioni un tanto al chilo, credo, e lo vado dicendo in giro da un anno,
ormai, che l’unica soluzione possibile sia fare bene il proprio mestiere. E
dunque per me significa tornare al mio punto di partenza – che poi è come
chiudere un cerchio – e il punto di partenza per me è Matteo Messina Denaro, e
la mafia in provincia di Trapani e in Sicilia occidentale, la mia terra.
“L’invisibile” è un reportage,
un’inchiesta, una piccola enciclopedia della mafia. Ci sono tutti i nomi, tutti
i fatti, tutto quello che bisogna sapere.
La prima edizione di questo libro è
uscita nel 2009, ed è diventata una specie di cult. Introvabile da tempo, ne
giravano fotocopie nelle scuole.
Un giorno un tale mi ha scritto, entusiasta,
ne aveva trovato una copia su Ebay, al costo di appena cinquanta euro…
Adesso finalmente quel libro torna.
Ed è un libro tutto nuovo. Nelle cose scritte e raccontate, nella cura
editoriale del Saggiatore, nei fatti e nei dettagli.
Io sono molto orgoglioso. Perché è
il mio lavoro. Ed è un lavoro fatto bene. A testa alta” (http://ilvolatore.it/2017/05/08/matteo-messina-denaro-linvisibile-nuova-edizione/).
Di Girolamo era stato ospite dell'Amministrazione
Comunale di Sant’Agata nello scorso Novembre, in occasione della presentazione
del suo libro "Contro l'Antimafia"; un testo discusso e controverso.
Riflessioni tanto amare quanto attuali che si ripropongono periodicamente e con
puntualità, non più soltanto nel Mezzogiorno. Nell'attesa di conoscere la data
esatta dell'incontro, riproponiamo un significativo passaggio del prologo di
"Contro l'Antimafia".
“Io non ho
mai avuto paura.
Adesso sì.
Senti, mi dicono, perché non fai una
nuova edizione di quel tuo libro su Matteo Messina Denaro? Va ancora alla
grande, lo leggono i ragazzini, lo adottano nelle scuole. Che coraggio che hai
avuto, a scrivere quel libro, tu che ti rivolgi al boss, questa conversazione
senza peli sulla lingua. Tanta ferocia messa nero su bianco. E allora perché
non lo riprendi, questo bel libro, lo aggiorni, ci aggiungi altre
quattro-cinque cose? Già, perché non lo faccio, Matteo? Quante cose so di te
che ancora non ho scritto? Io sono quello che ti chiama ogni giorno, per nome,
alla radio. C’è il jingle che fa «Dove sei, Matteo?», e poi la mia voce che dà
un indizio, a volte un fatto di cronaca, a volte uno scoop, a volte un modo un
po’ paraculo di arrivare comunque a te («Oggi comincia la scuola, e allora
perché non ricordiamo gli studi di Matteo Messina Denaro…»). La nostra
conversazione non si è mai interrotta, Matteo, continua ogni giorno. Solo che
non ha più senso parlare di te, della tua stramaledettissima vita criminale.
Qui voglio parlare d’altro.
Della mia paura. E ho bisogno di
capire. Ho bisogno di parlarti di quello che succede su un fronte che non è il
tuo, in quella che chiamano antimafia. Di cosa è diventata la lotta alla mafia
oggi, quali mostri ha generato, quali storture si nascondono sotto l’ombrello
della legalità.
Ti scrivo per raccontarti questa mia paura: che la parte che ho sempre creduto giusta alla fine si sia trasformata in
qualcos’altro, un luogo di compromessi al ribasso, di piccole e grandi miserie,
di accordi nell’ombra per spartirsi soldi e potere. E a volte mi sembra come
una piccola mafia.
Ho sempre lottato da una parte.
Sono nato un sabato di maggio del
1992.
Da allora ho sempre lottato da una
parte.
E adesso è proprio quella parte che
mi fa paura.
Ti scrivo per sapere magari da te, che sei il male, chi sono i buoni, dove
sono i buoni. E per capire come mai, in questa
fogna del potere che è la mia terra, quelli che dovrebbero essere i buoni,
perché tali si proclamano, perché mi hanno insegnato così, perché da qualche
parte sta scritto che è così, alla fine, sembrano assomigliarti davvero tanto,
Matteo. Che differenza c’è tra la legalità e questa pantomima della legalità
che abbiamo messo in scena?
Devo rifare i conti con tutto. Prima
di tutto con me stesso.
I dannati siamo noi.
Mi sento come un vampiro. Scappo
dalla luce, evito gli specchi.
Ho paura di vedermi, di non
riconoscermi più.
E allora questa è una lettera di
resa.
Tu hai vinto, Matteo. E non solo per
la sfrontatezza della tua latitanza o per il nuovo patto criminale che hai
orchestrato, e che oggi coinvolge interi settori della classe dirigente e della
borghesia «impegnata» del nostro paese. Hai vinto perché, più o meno
inconsapevolmente, hai fatto in modo che nasca un senso di nausea ogni volta
che si parla di antimafia, il tarlo del sospetto: dov’è la fottuta? Dove i
tradimenti, i rospi da ingoiare, in nome di «supreme ragioni»? Hai vinto per
questo, Matteo, perché abbiamo fatto dell’Italia-Sicilia, e della Sicilia, un
pantano. Perché in tanti ti hanno venduto l’anima, pur di ottenere un brandello
di potere; ma ne conosco molti – più bestie di qualunque bestia – che te
l’hanno addirittura regalata. E sempre più spesso non me li trovo di fronte, me
li trovo accanto.
Sia maledetta la mafia. Sia
maledetta l’antimafia.
Sia maledetto anche io.”
PD Sant’Agata
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