Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del
Capogruppo PD Nicola Marchese.
“Migranti minori non accompagnati”.
Diciamolo in
italiano comprensibile a tutti: bambini, ragazzini, al massimo adolescenti.
Questo sono. Per lo più rimasti orfani. Fuggiti da
terre in guerra come la Siria o da società violente e repressive come
l’Eritrea.
Affamati, disperati, sconvolti da esperienze che
ucciderebbero noi adulti anche solo ad immaginarle…
Save The Children ha registrato, solo nel 2016, oltre
400.000 arrivi, via mare, di bambini e minori non accompagnati in Europa; di
questi, 15.000 in territorio Italiano. Bambini e ragazzini senza genitori, che
si sono andati fatalmente a concentrare nelle aree più degradate delle grandi
città, spesso vittime di tratta e costretti a subire ogni sorta di abusi e
violenze per sopravvivere.
Se la Sicilia è ancora la culla delle culture
mediterranee, allora è una culla rimasta vuota.
I Siciliani sono diventati più razzisti degli ufficiali
delle S.S. del Terzo Reich e di questo, anziché vergognarsi, vanno fieri e
tronfi.
Giammai che qualcuno rovini il nostro bel prato appena
tosato; o che qualcuno si sogni di calpestare lo stesso suolo che calpestiamo
noi. Che qualcuno possa usare i propri occhi per guardare lo stesso mare, le
stesse colline e le stesse case.
Il pregiudizio, anzi no, chiamiamolo come si chiama “il
pregiudizio razziale”, per cui chi viene da altri paesi e da altre culture non
sia nella stragrande maggioranza dei casi una persona in difficoltà (in questo
caso un bambino !), ma un criminale pronto a svaligiarci casa e violentare le
nostre donne si è impossessato di intere comunità.
Nel silenzio imbarazzato e generale delle comunità
civili e religiose locali e dei tanti circoli della beneficienza d’élite, si
consuma il delitto più schifoso contro l’essere umano: l’indifferenza verso la
sofferenza.
Però tutti a commuoversi, scrivere e condividere post
sui social network sulla foto di Aylan, tre anni, morto mentre tentava di
scappare insieme alla sua famiglia dalla Siria in guerra, dai massacri di civili
di città come Aleppo.
Troppo facile essere “umani” di fronte a un bambino
morto; provare sentimenti coerenti con il nostro voler essere “civili”.
Più difficile confrontarsi con i nostri demoni quando
quel bambino ha sette, dieci o quindici anni e per sua fortuna è scampato alla
morte.
Il fatto stesso che sia vivo ce lo rende diverso,
estraneo, lontano se non addirittura nemico.
Nemico a prescindere. A prescindere dal suo dolore, dal
suo passato, dalle sue ferite, dai suoi incubi, dalla sua solitudine.
Viviamo in una società in cui è considerato atto eroico
salvare tre cuccioli di cane; ma nessuno si rivolta se una intera comunità
sbatte la porta in faccia a 15 bambini soli e terrorizzati.
E’ vero che la crisi umanitaria in atto richiede azioni
coordinate a livello europeo, sul piano culturale, sociale ed economico, per
offrire risposte certe, dignitose e strutturali e che spesso le comunità locali
non sono esattamente nelle condizioni migliori per affrontare le difficoltà che
scaturiscono dal soccorso a persone in difficoltà; ma c’è un limite persino
alla considerazione di queste difficoltà.
Come iscritto al Partito Democratico, ma più che altro
come essere umano, trovo sconfortante il tenore del dibattito di questi giorni,
tra chi ritiene che non ci siano le condizioni di sicurezza per ospitare dei
“minori non accompagnati”, chi parla della opportunità di ospitarli per salvare
la propria azienda in crisi e chi denuncia gli scandali del business
dell’accoglienza.
Tanto più se si tratta delle stesse persone che
professano valori morali, etici, culturali, politici e alle volte persino
religiosi che fanno a pugni con questo genere di dibattito.
Non mi riconosco in una società che non riesce più a
immaginare il valore dell’uomo per l’uomo. Tanto più quando appare diverso e
sta soffrendo.
Una società che degrada via via i propri valori comuni,
fino a farli scomparire, persino di fronte al grido di aiuto di un bambino.
f.to Nicola Marchese
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