domenica 16 luglio 2017

GIOVANNI FORMICA... CHAPEAU



Chapeau a Giovanni Formica, Sindaco di Milazzo, per la sua presa di posizione coraggiosa e probabilmente impopolare sulla questione migranti. Gli dedichiamo questo post perchè riteniamo che un Sindaco non amministri un Condominio, ma debba essere anche guida morale laica di una comunità.
 

«Ho appena avvisato il Prefetto di Messina che il Comune di Milazzo è pronto, se si renderà necessario, a mettere a disposizione una scuola per ospitare i migranti che in queste ore stanno sbarcando a centinaia in Sicilia. Naturalmente la soluzione offerta potrà servire a gestire la fase di emergenza, che poi è sempre la più delicata.

Milazzo è una città aperta, che crede nel valore della solidarietà e della contaminazione positiva tra le culture. Ed è terra di migranti. Molti nostri concittadini in anni passati ne hanno sperimentato la difficile condizione.

Non possiamo, quindi, rimanere insensibili di fronte al dramma di centinaia di persone che fuggono dalla morte e dalla persecuzione – prosegue il primo cittadino – . Donne gravide, bambini, giovani disperati che sognano pace e normalità. 

Ogni volta che lo Stato è chiamato ad una sfida difficile, le Istituzioni tutte hanno il dovere di collaborare nell’interesse superiore della Nazione».

Giovanni Formica
Sindaco di Milazzo

mercoledì 17 maggio 2017

PERCHÉ IL 23 MAGGIO NON ANDRÒ ALL'ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI



Si avvicinano anniversari veramente importanti per la nostra storia recente. Fatti che hanno sconvolto la società italiana e che hanno turbato per sempre il nostro "modo" di essere e di sentirci Siciliani. Vogliamo riflettere condividendo queste considerazioni amare di Saverio Lodato. 



"La tentazione istintiva sarebbe quella di beffare il calendario, ignorare l’anniversario tondo”, il quarto di secolo, non scrivere una riga e respingere al mittente le sollecitazioni del rito della retorica che in Italia può contare su legioni di officianti.

Verrebbe da dire che non se ne può più. Non se ne può più di sentir ripetere sempre le stesse cose, veder riproporre sempre le stesse immagini, battere la grancassa degli “eroi”, dare voce alla vena straziante della strage di Capaci, perché sul ricordo dei corpi maciullati di Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, in molti giocano facile.

E non se ne può più, mentre parte il Coro di Stato, di assistere al consueto silenzio stucchevole sulle cose che contano.

Le cose che dovrebbero contare. E quando diciamo “cose”, ci riferiamo alle risposte che venticinque anni dopo un'intera comunità, insieme alle sue Istituzioni, avrebbero dovuto avere il diritto di trovare.

L’abbiamo capito, lo sappiamo: a Capaci morirono tutti per noi.
Fecero il loro dovere mettendo in conto che sarebbero stati assassinati. Lo sappiamo bene.

Ma una buona volta si dicesse anche il resto, quello che non si vuole dire. O è tanto difficile, tanto innominabile, tanto inconfessabile? La verità taciuta, negata, che pure è sotto gli occhi di tutti. Di questo qui si sta parlando. Che vogliamo dire?

Che Falcone fu pugnalato alle spalle dalla Politica, dalle Istituzioni, dal Potere romano e siciliano. Che Falcone subì, professionalmente parlando, almeno per tre volte la “morte civile”: quando non venne nominato capo dell'ufficio istruzione di Palermo, quando non venne eletto consigliere del Csm, quando gli fu impedito di dirigere la Procura nazionale antimafia. Che proprio lui, all'indomani del fallito agguato dell'Addaura che lo vide come bersaglio, ci parlò di “menti raffinatissime che hanno il volto delle istituzioni”. Solo dopo che la sua immagine era stata abbondantemente scempiata, venne fisicamente eliminato.

E ci accorgiamo, mentre quest’elenco di ripetute sconfitte di Falcone ci scappa quasi di mano, di non sapere assecondare quella tentazione istintiva di beffare il calendario al quale facevamo riferimento all’inizio.

E come potremmo noi avere la coscienza tranquilla, un quarto di secolo dopo, se non tornassimo a riproporre la stessa identica, quasi ossessiva, domanda che ancora oggi ci accompagna: davvero crediamo che ci fu solo Mafia dietro il quasi ventennio dello stragismo in terra di Sicilia? La risposta, dai processi - e non è che non se ne siano fatti -, non è venuta. E altri processi ancora ci sono. E altri ne verranno.

A riprova del fatto che quella domanda è tutto tranne che ossessiva.
Ogni qual volta viene fatto un sondaggio, curiosamente impiantato sulla medesima domanda: secondo voi è più forte lo Stato o è più forte la mafia?, la stragrande maggioranza degli interpellati si dice sicura che la mafia è più forte. Nessuno se ne cura. I giornali registrano e tirano avanti in vista della celebrazione dell'anniversario che schiererà in bella mostra tutte le bandiere e i drappi e i pennacchi e gli alamari di cui dispone. Come se niente fosse. Nessuno che faccia il passo successivo con un sondaggio impiantato su quest'altra domanda: secondo voi lo Stato italiano, in quelle stragi, ebbe un suo ruolo indipendentemente dal ruolo avuto dalla mafia?

No, la mafia non agì da sola. Lo sappiamo benissimo. E anche questo la stragrande maggioranza degli italiani lo sa benissimo.

Giunti a questo punto, non possiamo esimerci dal fare qualche osservazione sullo stato della lotta alla mafia. E vogliamo farlo in previsione del 23 maggio: se anniversario deve essere, che anniversario sia.

Negli ultimi due anni abbiamo assistito a troppi fatti eclatanti, autentici scandali.

Valga per tutti la scoperta dell'esistenza di un clan istituzionale che dentro il Palazzo di giustizia di Palermo era riuscito nel miracolo di fare diventare il sequestro e la confisca dei patrimoni mafiosi un gigantesco business a vantaggio dei “soliti noti”. Abbiamo visto imprenditori Paladini della legalità finire in galera o sotto inchiesta per accuse infamanti. Vediamo che i magistrati di breve corso negli anni di Falcone e Borsellino sono diventati oggi politici di lungo corso che si atteggiano a veterani di una materia che da un ventennio non trattano più.

Vediamo che circolano troppi soldi, troppi finanziamenti di Stato, a beneficio di una pletora di fondazioni, centri studi, enti di ogni tipo, le cui finalità concrete sfuggono agli occhi dell'opinione pubblica.

Vediamo, per adoperare altri esempi tratti dalle cronache, che nel Palazzo di giustizia di Caltanissetta e in quello di Milano, i mafiosi hanno tranquillo accesso nelle stanze più segrete. O che Totò Cuffaro, il presidente della regione siciliana condannato per mafia dalla Cassazione, tiene lezioni dalla cattedra a aspiranti giornalisti.

Che cosa dobbiamo ancora vedere e sentire?

Giovanni Falcone ha vinto? Abbiamo fatto tesoro delle sue intuizioni, del suo insegnamento?

Maria Falcone, che sarà la grande madrina delle cerimonie del 23 maggio, racconterà tutto questo ai giovani che arriveranno da ogni parte d'Italia? Aprirà loro gli occhi su chi furono i responsabili veri dell'uccisione di suo fratello? Spenderà qualche parola sulla natura dei rapporti fra lo Stato italiano e la mafia? Dirà finalmente cosa pensa del processo di Palermo sulla Trattativa Stato-Mafia? Si accorgerà finalmente che “le menti raffinatissime”, denunciate ieri da suo fratello Giovanni, sono le stesse che ostacolano oggi Nino Di Matteo nella ricerca di una stessa verità?

No. Non lo farà. Non può farlo. Perché ormai da tempo, come scrivemmo di recente, le istituzioni hanno fatto la scelta di santificare tutte le vittime di mafia. Ecco perché ormai l’anniversario della strage di Capaci è diventato un appuntamento stanco. E ho cercato di spiegare perché non ci sarò.

Saverio Lodato 

martedì 16 maggio 2017

ALLE AMMINISTRATIVE DELL'11 GIUGNO SENZA ...PD



Tanto se ne parla, tanto se ne discute, ma come per la tela di Penelope, il giorno si tesse e la notte si disfa.


Della Segreteria Provinciale del PD Messina ancora non si vede neppure l'ombra (o la luce), così come, per ovvia conseguenza, anche delle Segreterie locali dei Circoli del Partito.

Circoli che però il neo Segretario Matteo Renzi aveva indicato come i luoghi privilegiati per riaprire dialogo, confronto e crescita della società civile e dei tesserati in particolare.

Domani 17 Maggio scade il termine per la presentazione delle liste e delle candidature per le Elezioni Amministrative che si terranno l'11 Giugno prossimo.

E non c'è un solo Comune dei 41 che si accingono al rinnovo degli organi amministrativi in Provincia di Messina, dove gli organi locali - o provinciali - del PD abbiano potuto svolgere alcun ruolo che sarebbe loro proprio.

Quando finirà questa specie di esproprio nei confronti dei territori ?

E' accettabile che chi ha dato causa al commissariamento oggi faccia serenamente politica altrove e chi è rimasto nel PD paghi ancora questa condizione penosa in cui la politica locale è stata relegata ?

Che altro si aspetta ancora dopo il Congresso e dopo le Primarie del 30 Aprile scorso ?

O non si vuole andare alle Regionali (dietro l'angolo) e magari anche alle Politiche del 2018 senza l'ombra di un Partito ?

Lo scopriremo solo vivendo...


PD Sant'Agata 



Ecco i 41 Comuni interessati al Voto del 11 Giugno:

ACQUEDOLCI, ALCARA LI FUSI, CAPRI LEONE, CASTELMOLA, CASTROREALE, CESARO', FIUMEDINISI, FRANCAVILLA DI SICILIA, FURNARI, GAGGI, GALLODORO, GIOIOSA MAREA, ITALA, LETOJANNI, LIBRIZZI, LIPARI, LONGI, MALFA, MERI', MONFORTE SAN GIORGIO, MONTALBANO ELICONA, MOTTA D'AFFERMO, NIZZA DI SICILIA, NOVARA DI SICILIA, PAGLIARA, PETTINEO, PIRAINO, ROCCAVALDINA, ROCCELLA VALDEMONE, SAN PIER NICETO, SAN PIERO PATTI, SANT'ALESSIO SICULO, SANTA MARINA SALINA, SANTA TERESA DI RIVA, SANTO STEFANO DI CAMASTRA, SAPONARA, SINAGRA, TORRENOVA, VALDINA, VENETICO, VILLAFRANCA TIRRENA.